sabato 7 novembre 2009

La Fine delle Vacanze - Capitolo XV


Entrare non è stato difficile.
L'imposta di una finestra era stata forzata in precedenza da qualcuno.

Federico ha guardato bene intorno prima di darci il via, mentre eravamo ancora appostati tra la vegetazione nel giardino.
Poi, usciti allo scoperto, siamo corsi su per la scalinata e, scostata la persiana rotta, abbiamo semplicemente scavalcato il davanzale, e siamo penetrati all'interno.

Penombra e silenzio nel vasto atrio della villa abbandonata. Al centro c'è un pesante tavolo di legno tarlato e intarsiato con intorno otto sedie della stessa fattura. Sulla parete un alto e severo focolare di pietra con gli alari di ferro battuto a forma di drago.

E c'è lo stesso preciso odore della Biblioteca Civica di Sanremo.

Mi aveva colpito fin da subito quel caratteristico odore la prima volta che ci ero entrato con la mia mamma.

Quello è un posto meraviglioso, con un'infinità di libri ed una sezione interamente dedicata ai bambini. C'è scritto 'Libri per Ragazzi' e il primo libro che ho preso a prestito mi aveva attratto per la copertina con un bel disegno a colori.

Ci si vedeva un vestito da bambino (pantaloni corti azzurri, una maglietta rossa ed un cappello blu con la visiera e un elica di plastica multicolore piazzata sulla sua sommità) aggirarsi, apparentemente senza il bambino dentro, per le vie di una città spruzzata da ombre scure e dagli sprazzi gialli dei lampioni.

Si intitolava 'Il bambino invisibile'.
Da quel libro ho capito che non bisogna mai fidarsi delle copertine. Era di una tale barba!

La volta successiva ho scelto 'Il Richiamo della Foresta' ed è stato subito amore a prima vista! Mi si è aperto un mondo che...


"Ma stai attento a dove metti i piedi!" mi apostrofa sibilando Federico, mentre sto per calpestare un topolino morto da chissà quanto tempo e rinsecchito.
Io caccio un grido soffocato e Paolo e Fede sghignazzano tra loro dandosi di gomito.

"Uè! Mai sei sempre distratto! Sarai mica innamorato?" incalza mio cugino, e le risate da sommesse si fanno più sonore.

"Shhhh!" - faccio io più che altro per darmi un contegno - "Ci possono sentire!!!" aggiungo.

Loro due si guardano. E poi:
"E chi??!!... Belfagor, il fantasma del Louvre???"
A questo punto scoppiamo tutti a ridere fragorosamente senza ritegno e ci comincia pure a scappare la pipì!

"Oh c-c-c-cavolo! E adesso dove la facciamo?" chiede Paolo.
"Ma qui!!! No?!!" risponde Federico.
A me pare brutto, e poi l'odore di quella casa è buono.
"Perché non cerchiamo un bagno?" propongo.
La mozione viene accettata e ci lanciamo su per le antiche scale di marmo.

"Oh! F-f-f-facciamo piano che p-p-p-può crollare tutto qua!" esclama Paolo ad un tratto. "E' pe... E' pe... E' pe..."
"Pericolante?" propone Federico.
"Pericoloso?" azzardo io.
"Pereppèppè!" conclude liberatorio Paolo e scoppiamo di nuovo a ridere come matti.
Siamo elettrizzati per la conquista di questo nuovo territorio e facciamo gli scemi più del solito.

In meno di due mesi anche Federico si è affezionato moltissimo a  Paolo e siamo diventati davvero inseparabili. I 'Tre Moschettieri' ci ha soprannominato suor Adelina, e sembra molto contenta che le cose si siano messe così.

Al primo piano, salito lo scalone a pianta rettangolare, c'è un lungo corridoio. Per fortuna quasi tutte le porte delle stanze sono aperte e filtra la luce dall'esterno.

Abbiamo trovato quasi subito un bagno con una vasca enorme sollevata da terra su zampe di leone dorate! Mai visto una cosa simile, nemmeno Paolo che abita in una casa strana quasi come quella.
Naturalmente, oltre alla vasca, c'è anche una comodissima tazza, tutta incrostata dal calcare,  che sembra quasi una grotta, e fa perfettamente alla bisogna. Io provo pure a tirare l'acqua, provocando di nuovo l'ilarità generale.


Comincia l'esplorazione delle stanze!


Non c'è nemmeno una camera da letto! In compenso grandi sale, tutte con un caminetto più o meno grande in stili differenti. Tanti scaffali, letteralmente ricoperti dalla polvere,  stracolmi di  libri  e pile di documenti raccolti in faldoni, oppure direttamente legati con lo spago.

Mai vista una cosa simile.
"Ma sei sicuro che era una casa abitata questa?" domando a Federico, che è il più informato di tutti avendo fatto un sacco di domande allo zio Franco.

"Sì sì, papà dice che chi ci abitava era un tipo strano, un qualche studioso di non so cosa. Un vecchio professore.
Dice che quando successe il fatto che questa casa s'incrinò e divenne pericolante a causa dei lavori di costruzione del palazzo dove abitiamo, beh... ci rimase così male che gli venne un colpo, e restò con la bocca tutta storta.
E cominciò a non starci più nemmeno tanto bene col cervello, così che i suoi parenti lo portarono via e fecero causa all'impresa di costruzione per centinaia di milioni.
Siccome i milioni che chiedevano loro erano molti di più di quelli che volevano dargli, la causa sta ancora andando avanti!"

"Va che storia! Poveretto!" interviene Paolo senza incertezze.
Ultimamente, ogni tanto gli andava liscia un'intera frase senza nemmeno fare una piega.

"E dove è andato ad abitare?" domando io.
"Non so nemmeno se è ancora vivo" risponde Federico "Però so che era tornato a casa sua. Non era mica italiano. Papà mi ha detto il nome... Dove si fanno i fiammiferi..."
Ho un'illuminazione!
"La Svezia!" suggerisco, avendo una mamma come la mia credo di sapere tutto di fiammiferi svedesi...
"Macché... non è che mi ha detto il paese, mi ha detto che cos'era lui..."

A questo punto non ci capisco più niente e Federico, vedendo la mia espressione cerca di spiegarsi meglio.

"Sta a sentire!" dice "Noi cosa siamo?"
Io lo guardo interrogativo, e non rispondo.
"Uè! Ma sei tonto? Siamo Italiani, no?!!!" mi rimprovera Federico.

"Ah ecco!..." Lo guardo."E allora?" domando scettico.
 Paolo ed io ci guardiamo.

"Ecco, e qui sta il punto!" continua infervorato "Lui non era un Italiano. Era... era... Era un Fiammifero insomma!"

Ci sono dei misteri nella vita che è meglio non sondare troppo, e chiudiamo qui la questione.


Certo che Federico ha preso proprio molto da suo papà Franco. Soprattutto la curiosità per i fatti altrui.
Loro sanno tutto di tutti!
Perché lo zio Franco, che è venuto ad abitare qui a Sanremo da pochi mesi, ne sa già molto, ma molto di più di mia mamma e mia nonna messe insieme, sui fatti e misfatti di tutto il vicinato. Se non di tutta la città!

Proseguiamo nella perlustrazione. 


In un'altra stanza c'è, proprio al centro, un oggetto enorme, ricoperto da un telo, grande più o meno quanto un letto matrimoniale, ma più alto più lungo e più stretto.


"E questo cos'è?" ne imbrocca un'altra Paolo, senza fare una piega.
"Boohhh!" gli fa eco Federico.
"Scopriamolo!" dico io.


Solleviamo piano da un lato il telo impolverato.


E' un biliardo. Sappiamo cos'è, l'abbiamo già visto nei film alla tv.


"Ma allora ci devono essere anche le stecche!" esclama illuminato Federico.

Anche stavolta rimango un po' interdetto.

Il bello di stare con mio cugino è che con lui non sai mai dove si andrà a finire a parare.
Sembra sintonizzato su una lunghezza d'onda differente. Sarà semplicemente che è più sveglio di noi.

"E cosa ce ne faremmo, se le trovassimo?" azzardo io, pentendomi subito di averlo detto.
Non so starmene mai zitto al momento giusto!

Ricevo uno sguardo di commiserazione.
"Ma per difenderci dai mostri no?..." esclama sfinito dalla mia evidente dabbenaggine "Tra poco sarà quasi buio! Sono già le quattro e mezza!"

Guardo l'orologio che mi ha regalato René.
Ha ragione. Ci abbiamo messo molto più tempo di quanto mi aspettassi finora. E abbiamo esplorato solo poche stanze!


"I m-m-m-m-mostri?" chiede Paolo sgranando gli occhi.
"Vampiri, lupi mannari, fantasmi, quella roba lì. Hai presente?" risponde scafato Federico "Siamo pur sempre in una casa abbandonata, sta facendo buio, e si sa... sarà meglio procurarsi delle armi!"


Io comincio ad agitarmi. Non sarà che i grandi si saranno preoccupati per la nostra sparizione e ci staranno cercando?
E poi i mostri, anche se è giorno ed è ancora abbastanza presto, non sono proprio da sottovalutare.


Federico intanto sta aprendo un armadio a muro e emette un'esclamazione di trionfo.


"Eccole!!!"


Armati di stecche da biliardo, proseguiamo la ricognizione.


Alcuni angoli della casa, già in penombra, con il passare del tempo, si stanno facendo sempre più bui.


Fede ha messo mano anche alla torcia elettrica, che ogni tanto punta e accende là dove le ombre assumono sembianze inquietanti.


Paolo ed io siamo immensamente riconoscenti al nostro astuto e valoroso condottiero.

Entriamo ora in una stanza del tutto diversa dalle altre.


Tutto intorno una scaffalatura antica di legno riveste interamente le pareti sino al soffitto. Mancano più della metà dei libri. Quelli rimasti sono davvero in cattive condizioni.


Un'imponente scrivania con una sontuosa e pesante poltrona in pelle. Qualche metro più in là, un globo davvero enorme, alto quasi il doppio di noi, rappresentante la terra, appoggiato su di una struttura di legno con quattro gambe, tenute solidali, in basso, da una croce.
Non avrei mai immaginato che al mondo ne esistesse uno così grande!


Anche il camino è impressionante. In questa stanza tutto ci stupisce, arriva al soffitto! Fatto di marmo, impreziosito da bellissimi intarsi raffiguranti divinità egizie uguali a quelle che avevamo visto da poco nel nostro libro sussidiario di scuola.

Ci avviciniamo e Federico illumina quell'oggetto strabiliante con la sua torcia elettrica.


Gli alari, di ferro battuto, sono alti come noi.
Uno di essi rappresenta un mostro con il corpo d'uomo e una testa di animale dalle orecchie lunghe e dritte ed il muso anch'esso lungo e appuntito. Ha il braccio sinistro allungato lungo il fianco e nella mano tiene stretta una specie di croce. L'altro braccio impugna un lungo bastone che termina con una testa, anch'essa di animale.

L'altro invece, della stessa altezza, è sicuramente un uccello. Ha un copricapo cilindrico più lungo della testa. Ha uno sguardo feroce e severo, e le sue ali, raccolte all'indietro, gli scendono lungo la schiena come un mantello.



Io comincio a sentire degli strani doloretti di pancia, ma riesco a tenere la mia lingua a freno.

Paolo invece esordisce con voce concitata: "Ecco i m-m-m-m-mostriii! Andiamo via!" ma non si muove.
Segue una pausa di silenzio.

Poi è la volta di Federico, che dice, fingendosi tranquillo: "Sì, và! Che è meglio..."
Poi tocca a me, non voglio essere da meno. Domino la fifa e replico: "Allora siamo tutti d'accordo. Ora ce ne andiamo!"


"Siete tre cagasotto!" sentenzia implacabile una voce alle nostre spalle.

 "Aaaaaaaaaaaaaahhhhhhhhhhhhh!!!!"



Ci sparpagliamo per la stanza saltellando e urlando come ossessi, dopo aver lasciato cadere a terra le nostre 'lance' da biliardo.


Dopo aver saltellato e urlato un altro po', ci accorgiamo finalmente, nel chiarore ormai incerto che filtra dalle persiane accostate, di quella bambina dai capelli rossi appoggiata tranquilla e divertita ad uno stipite della porta.

"E tu chi diavolo sei????" le urla Federico, quasi isterico.


"Io sono Giorgia." risponde flemmatica "E voi tre cacasotto??? E che cacchio ci fate nel mio regno?"




Giorgia in fondo non è male. Dopo averci fatto chiaramente prendere atto del fatto incontestabile che, adesso, il capo assoluto è solo lei, che è più grande di noi di ben due anni e che noi tre invece siamo solo mocciosi moccolosi e pisciasotto, ha avuto anche la bontà di portarci un po' a spasso, mostrandoci i suoi domìni in quella grande casa diroccata.


Le camere da letto sono tutte al piano superiore, mentre la cucina, se così si può chiamare, è nel seminterrato.


Tutto lì dentro ha proporzioni diverse dal normale, tanto che la casa dove abita Paolo ha cominciato a sembrarmi piccola.


La cucina per esempio! E' composta di tre stanze molto grandi. In una ci stanno i fornelli. Posti al centro, con ampi portelli arrugginiti posti in basso per alimentare il fuoco con la legna ed il carbone, ed un enorme cappa nera e affumicata appesa al soffitto.
In un'altra stanza gli acquai con due grandi tavoli, nell'ultima molte dispense ed armadi scassati, più un altro tavolo, messo di sbieco, davvero enorme.


Le stanze da letto nell'ultimo piano? Tutte con letti a baldacchino e altre numerose  stanze da bagno con vasche di forme e proporzioni sbalorditive, tutte incrostate e decorate.


Ma cosa diavolo se ne faceva il vecchio proprietario di tutta quella roba?


E pare ci vivesse tutto solo, più una governante e qualche persona di servizio.


Certo che ce n'è di gente strana al mondo!


"Ma tu dove abiti?" riesco a domandare a Giorgia, facendomi coraggio.
Mi guarda un po' strano e fa una smorfia.
Poi si decide a rispondere:
"In un posto che era bellissimo e si vedeva il mare prima che costruissero quell'orrendo palazzone moderno dove vivi tu!"


Arrossisco e capisco, perché Giorgia allora deve essere una ragazzina della città vecchia.



La città vecchia.

Era il cruccio della nonna di Carlo, Vittoria.
Lei non era mai riuscita a farsi una ragione di come quel quartiere signorile, da lei scelto accuratamente in una zona così centrale e al tempo stesso tranquilla, potesse anche confinare così poco dignitosamente con le vecchie case di una Sanremo dal volto diverso, a dire il vero, per lei, un po' increscioso.


Ma era nella natura di quella città mescolare il moderno con il vetusto, soleva dire Vittoria, come a Napoli.

E quando le capitava di  invitare nuove amiche, nel dargli il suo indirizzo specificava sempre pomposamente: "Proprio dietro il Casinò".



Mia nonna non approverebbe mai che io frequentassi una bambina di quel quartiere. Ha fatto mettere delle verande con i vetri opachi nei balconi sul retro di casa.
Proprio per non vedere mai quelle case dalle finestre malandate, i muri scrostati ed i panni perennemente appesi.
E i bambini che ci abitano lei li chiama 'ragazzi di strada'.

E' vero che alcuni di loro hanno certe facce poco rassicuranti. Come se cercassero, per dire, un pretesto qualsiasi per farti magari un occhio nero.
Però non sono davvero tutti così.

Per esempio Giovanni, che ci porta il pane a casa tutte le mattine e che ha undici anni mi sembra un tipo bravo ed in gamba. E' simpatico!

Certo che è un po' grande per me, per fare amicizia voglio dire, e poi tanto mia nonna non vorrebbe.

Come Giorgia per esempio, che io invece trovo davvero supersonica!

Ma non credo di essere il solo qui, perché ho notato che, nel giro di mezz'ora, anche Paolo e Federico si sono messi a pendere dalle sue labbra ed eseguono al volo tutti i suoi capricci.
Non guardano più nemmeno l'orologio, e non si accorgono che il tempo passa, che non si vede quasi più un tubo e che la torcia elettrica è quasi scarica.

"Ragazzi, dobbiamo andare." mi toccherà dire adesso.
Allora me la sarò giocata, la simpatia di Giorgia, se mai c'è stata.
Ma devo farlo. Prima o poi.


Siamo al piano terra, davanti al grande camino di pietra dell'ingresso.
Le porte-finestre che danno sul lato opposto del giardino sono sprangate da tavole di legno. La luce filtra solo dalle imposte sul giardino.
Giorgia ci sta raccontando di conoscere una stanza nascosta della grande villa che dice contenga dei terribili segreti.
E che ci porterà lì dentro solo se le dimostreremo di avere i cosiddetti.
Cosa siano questi benedetti cosiddetti non si sa. Lei ci ride. Però a quanto pare bisognerà compiere degli atti di coraggio per convincerla a portarci nella stanza segreta.

Io non le credo molto, ma è così.... così avvincente stare ad ascoltarla...


Si odono improvvisamente colpi sordi e ripetuti sulle assi di legno che sigillano le imposte sul retro.
"Federico!!!! Carlo!!! Paolo!!!" una sonora voce di uomo ci sta apostrofando "Lo so che siete lì dentro!! Volete andare in prigione? Uscite immediatamente!!!"

E' lo zio Franco!!!

Noi tre sbianchiamo e ci guardiamo sbigottiti.
"Oh no! Mi prenderà a calci in culo!!!" si lamenta ad alta voce Federico.

"Ma che razza di rammolliti!" dice Giorgia guardandoci schifata, e solleva un sopracciglio.




E' sera.

Io non le ho prese, ma sono in castigo. Sequestrati tutti i miei 45 giri a tempo indeterminato e non potrò uscire a giocare con Federico e Paolo per un'intera settimana.



Loredana mi sta guardando severa.

"Mamma" - le dico - "Avrei un domanda da fare..."

Soffia il fumo dalle narici come un toro nei cartoni animati. E' segno che è molto nervosa.

"Sentiamo la domanda." mi concede, guardando di traverso.



"Beh...Volevo chiedere...  Chi sono... e dove vivono i Fiammiferi?"



Ora sono a letto, meditando sulle malefatte commesse oggi.

Federico starà peggio di me in questo momento, e sarà sdraiato sulla pancia, credo.

Paolo invece sicuramente l'avrà fatta completamente franca.
Perché Marcella non lo punisce mai.
Gli è successo solo qualche rara volta, quando però lui non aveva fatto niente, e lei quel giorno era troppo nervosa.

Io ho imparato delle cose.
Che le marachelle si pagano, ma a tutto c'è rimedio.

Che nella città vecchia ci sono bambini molto, ma molto interessanti, che non tralascerò davvero di frequentare. Pazienza per nonna Vittoria.

Poi che Federico non sempre ha ragione, e qualche volta non è proprio all'altezza del comando di una missione.

Infine che i Fiammiferi non esistono.
Esistono al loro posto i Fiamminghi, che abitano in Belgio.
Il Paese di Claude Tielemans, il bambino ucciso ai Bagni Venus.





(Continua...)