(Eh, sì... sono proprio in stand-by.... e allora, stand by me, se ti va, ti racconto questa vecchia, vecchia storia...)Notte.
Alla barra-joystick di “Tequila Bum Bum”, durante una regata per alcolisti solitari, forse la “Route de l’Absint” dell’anno che verrà, al largo dell’isola di Koh-ring, al terzo doppio whisky, innestai l’autopilota, mi voltai verso il buio e lo incontrai.
Era un tipetto dallo sguardo acuto, un po’ canzonatorio. Poteva avere cinquanta o sessanta anni, il pizzo, i baffi e uno strano cappello.
“Sei vivo o sei uno zombie, amico? - mi apostrofò subito” Come fai a buttar giù tutta quella porcheria?”
“Alice mi ha lasciato per Bufalo Bill, egregio signore” risposi, riprendendomi un po’ “e mi sto consolando. Lei piuttosto da dove salta fuori? Qui siamo in mezzo a un qualche oceano, e io dovrei essere un navigatore solitario.”
“Solitario? Dici sul serio?...” fece uno strano sorriso e poi cambiò discorso “Bellissima la tua trasmittente multibanda SSB, complimenti!”
“Beh, ancora se la cava... Ma lei come fa a...?”
“E che mi dici” riprese lui “del telefonino satellitare, del GPS a sintesi vocale, dell’EPIRB, del WEATHERFAX, del computer... Per non parlare poi di INTERNET...”
“Belli eh?”
“Per Giona con tutta la Balena! Certamente!” fece una pausa e aggiunse “Beh, permetti che mi presenti. Sono un fantasma.”
“Ah. Ecco mi pareva. Mi scusi se non mi alzo in piedi che sennò cado anche in mare, magari, che così poi ci faremmo compagnia meglio. Tuttavia voglio porgerLe tutti i miei rispetti e la mia ammirazione.” risposi biascicando le parole.
Fece una espressione disgustata e borbottò tra sé e sé, scuotendo la testa “Che abbrutimento gli ubriachi! C’è di buono che qualche volta, a noi altri, ci possono vedere...”
Seguì qualche momento di silenzio in cui lui mise insieme i suoi pensieri, mentre io non riuscivo assolutamente ad averne alcuno.
Poi riprese a parlare, istrionico e perentorio al tempo stesso:
“Anche se in queste condizioni sembri più un vegetale che un animale (che è il massimo a cui tu possa aspirare), spenderò le mie parole per tenerti sveglio, avanti che tu possa perdere la rotta, e...
“Ma io ho il pilota automatico!” farfugliai ubriaco.
Alzò gli occhi al cielo e contemplò Rigel, mi parve, o Betelgeuse, o forse era Aldebaran. Quindi prese la bottiglia di whisky, ne guardò il rimanente contenuto, e, senza indugio, me la ruppe sulla testa.
“Taci stolto, e ascolta!”
Io ora lo guardavo con riverente attenzione, massaggiandomi il cranio. Avevo appena avuto una rivelazione!!!
Fece una breve pausa, e poi riprese:
“Io sono il pilota della Pinta!”
“Uhm...” feci
“Oseresti dubitarne, solitario improbabile?”
“E’ che... Sì, insomma non sembrate un tipo di fine quattrocento... quasi cinquecento. E poi, inutile nasconderVelo, io Vi ho già visto. In quella fotografia... Insomma... a farla breve... Io Vi conosco!”
Mi guardò di traverso, tra lo stupito e l’incredulo.
“E così, tu...” sussurrò “Tu sapresti chi io sia?”
“In fede mia, ebbene sì, signore.”
“Allora,” e il suo tono diventò solenne “mi devi promettere...”
“...sì, certo.”
“Ecco, nessuno dovrà mai saperlo...”
“Sì, ma poi che male c’è...”
“Zitto!” mi interruppe grave “Non dire nulla.”
Fece una pausa, guardandosi attorno, ispirato. Poi all'improvviso: “Ora devo lasciarti.”
Si alzò di scatto nel pozzetto.
“Volevo dirLe...” aggiunsi un po’ incerto “La bottiglia in testa, sì la craniata... Non mi ha fatto poi così male.”
“E te ne lamenti, stolto? Beh! Certamente! Era metafisica!” rispose “Bando agli indugi, che devo andare. Ora mi tufferò, poiché non so nuotare.”
“Sì, lo so.” risposi.
Si voltò un po’ sorpreso a guardarmi: “Sai anche questo!?!” mi puntò contro il dito, sorridendo “Ora riprendi il comando della tua barca, comandante!” e si tuffò.
Che sbronza, ragazzi!
Il giorno dopo, verso mezzogiorno, splendeva, bellissimo, il sole.
Calmo e seduto in pozzetto, osservavo “Tequila Bum Bum”, il mio sloop semiautomatico di sessanta piedi, affondare lentamente. Il problema è che avevo appena centrato un container semisommerso alla deriva.
Ci stava scritto sopra “Toxic Waste”. E un bel teschio e tibie sorridente disegnato sopra.
Indossai lentamente la cerata oceanica e presi tutto quanto poteva essere utile per la sopravvivenza appunto in oceano e cioè: il telecomando stagno per l’espulsione automatica della zattera di sopravvivenza, tre scatole di Campari Soda e un apribottiglie.
Azionai il pulsante.
La zattera fuoriuscì dallo specchio di poppa come un razzo. Infatti esplose a mezz’aria, lanciando coriandoli di tessuto gommato dappertutto.
La voce femminile sintetizzata recitava dall’involucro rigido che stava affondando:
“Complimenti per aver scelto il nostro prodotto. All’interno della zattera sarà trasmesso un video di istruzioni di sopravvivenza in mare. Seguiranno video-clip musicali intercalati dalle ultime notizie riguardanti il Vs. salvataggio. Troverete pasti caldi e bevande non alcoliche. Potrete telefonare liberamente ai Vs. cari grazie al telefono satellitare in dotazione. Il dissalatore ed il dispositivo EPIRB di individuazione automatico sono già in funzione. Buona permanenza sulla Vs. zattera “Super Safety” di nostra produzione.”
Guardai inebetito i brandelli della “Super Safety” galleggiare, mentre la voce sintetizzata continuava a recitare: “Per eventuali anomalie nel gonfiaggio, o per qualsiasi reclamo, telefonate pure al nostro numero verde ..., sarete contattati al più presto. Felice naufragio a tutti.”
Fu così che mi ritrovai con un apribottiglie in mano, in piedi sul container dei rifiuti tossici, con le scatole del Campari Soda sotto braccio, mentre osservavo l’albero a cinque ordine di crocette a geometria variabile di “Tequila Bum Bum” andare sotto, in una bella giornata con vento moderato al largo dell’isola di Koh-ring.
Ebbi un colpo di genio, e misi mano al telefonino satellitare waterproof che avevo nella tasca dei bermuda . Chiamai la sede centrale organizzativa della “Route de l’Absint”, la regata per alcolisti solitari a cui partecipavo annualmente.
Mentre sentivo suonare l’apparecchio all’altro capo del mondo, stavo realizzando che anche il container era rimasto danneggiato dalla collisione. Si inclinava leggermente ora, e l’acqua mi stava arrivando alle caviglie.
“Route de l’Absint”, buongiorno!”
“Signorina, pronto signorina. Qui “Tequila Bum Bum”, ho appena fatto naufragio...”
“Che peccato signore! Ma non deve chiamare questo numero. E’ sufficiente che Lei lanci l’autogonfiabile in dotazione e vi salga. La richiesta di soccorso sarà automatica.”
“Signorina, l’autogonfiabile in dotazione è esploso.” affermai.
“Esploso? Insolito! Un attimo che chiedo... rimanga in linea, prego.” seguirono cinque minuti di Bolero di Ravel “Signore? Mi dicono che deve interfacciare il suo GPS con il suo telefonino per individuare la sua posizione.”
“Il mio GPS è andato sotto, signorina, assieme alla barca. Io sono in piedi su un container semisommerso pieno di rifiuti tossici che lo seguirà a breve. Però conosco la mia posizione. Ora gliela trasmetto: Latitudine 4° 15’ Sud, Longitudine 109° 07’ Est. Ha trascritto?”
“Non capisco, signore. Parla in codice?”
“Quale codice, signorina?? Sono le mie coordinate!”
“Attenda che le passo un tecnico, prego... Comunque poteva anche comprarsi un telefonino con il GPS integrato, specie di niubbo! ”
"...!?!"
Quattro Stagioni di Vivaldi. La Primavera. Poi voce sintetizzata:
“Ding! Le parla il Suo (obsoleto) telefono satellitare. Grazie per la preferenza accordatami. La informo che la batteria in dotazione è in via di esaurimento e che dovrà essere allacciata all’alimentatore entro cinque minuti, oppure sostituita con una carica. Grazie.”
“Porca vacca!”
Nona di Beethoven. Coro dall’ Ode “Alla gioia”.
“Porca vacca!”
“Pronto...”
“Finalmente! Sta per esaurirsi la batteria del telefonino! Le mie coordinate sono...”
“Scusi signore. La centralinista della regata mi ha riferito che lei ha bisogno di un tecnico. Io sono il tecnico.”
“E’ il Cielo che vi manda! …”
“Lei deve interlacciare il suo GPS al suo telefonino sat...”
“Ancòra?!?... Il GPS è sott’acqua!”
“Non c’è problema, signore, è stagno.”
“Ding! Le parla il Suo (sorpassato) telefono satellitare. La batteria in dotazione è in via di esaurimento. Dovrà essere allacciata all’alimentatore entro due minuti. Grazie.”
Cercai di spiegarmi meglio:
“Razza di tecnico epidermico comunque troppo pagato, mi ascolti bene. Io sto su un container che affonda e ho l’acqua alle ginocchia. La mia barca è andata. L’autogonfiabile è esploso, e neanche io mi sento molto bene. Ora prenda nota: le mie coordinate sono...”
“Cerchi di stare calmo, e non offenda per favore. Io sto facendo il mio lavoro. Un attimo che prendo la tavoletta grafica degli appunti. Non ce l’ho mandata io laggiù, e nemmeno gliel'ha prescritto il medico!... E poi comunque poteva anche comprarsi un telefonino con il GPS integrato, specie di troll! ”
Pausa. Niente musica. In effetti…
“Pronto, dica pure”
Sparai:
“Latitudine 4° 15’ Sud, Longitudine 109° 07’ Est!!"
...
"Mi ha sentito?”
...
- ? -
“Mi ha sentito?”
“Mi hai sentito??? Diavolo!! Mi hai sentito?!?!”
Poi vidi che la luce del telefonino era spenta. Quel cosino non mi aveva nemmeno avvertito prima di spegnersi.
Mi accorsi che mi mancava la sua vocina sintetica.
Stappai un Campari Soda, mentre le scatole di cartone, bagnate, appoggiate sul container si aprivano e le bottigliette rotolavano rosso-fiammanti sulla superficie metallica, sempre più inclinata.
Il teschio e tibie della dicitura “Toxic Waste” sorrideva contento.
Il container affondava, e intanto liberava una sostanza oleosa galleggiante giallastra dall’odore di mentuccia e cianoacrilato.
Finii il Campari mentre il container mi scaricava nei rifiuti tossici, inabissandosi.
Cosparso di fanghiglia oleosa radioattiva al cianoacrilato-mentuccia, mi tenevo a galla considerando che ultimamente le cose non mi erano andate affatto bene. Improvvisamente presi una craniata da dietro. Mi girai di scatto e vidi che l’oggetto che mi aveva colpito era una barchetta a remi. Anzi una mezza barchetta a remi, con sopra uno strano tizio, che mi pareva di aver conosciuto già. La sera prima.
“Ci rivediamo, Comandante!” esordì lui, faceto.
“E’ il Cielo che Vi manda! Fatemi salire presto, che mi sto sciogliendo in mezzo a questa porcheria!”
“Impossibile. Mi dispiace, ci rovesceremmo. Questa non è una barca. E’ una mezza barca monoposto. Non voglio finire lì dentro.”
“Ah, già. E’ inutile che ti chieda come sei arrivato qui, è logico.”
“Logico.”
“E così sei venuto a tenermi compagnia, mentre sto per tirare le cuoia.” dissi, annaspando nella chiazza giallastra.
“Sono venuto a dirti che sei un pollo, ad affidarti ciecamente alla vostra tecnologia del pif. Beh, ti saluto, improbabile comandante solitario del terzo millennio... Ci vediamo… Ah, son contento che ti sei deciso a darmi del tu. Il “Lei”e il “Voi” mi facevano sentire vecchio!
“Mamma!!! Babbo!!! Cosa ci fate voi qui!?...”-
“Sveglia dormiglione, alzati!...”
“...Il sole è alto e la brezza è tesa...”
“...è tempo di salpare.”
Note:
- le parole e le frasi in corsivo sono strizzatine d'occhio ai seguenti autori e/o fonti:
Lucio Dalla, Joseph Conrad, Ivano Fossati (J'adore Venise - Panama e Dintorni - 1981), Francesco De Gregori, Joshua Slocum (Sailing Alone Around the World - 1900), Roberto Benigni e Massimo Troisi (Non ci resta che piangere-1984), Chi ha incastrato Roger Rabbit - 1988, Monkey Island 2: LeChuck's Revenge di Lucas Art - 1991.
Tutta roba d'annata... ;)
- lo strano fantasma che mi ha tenuto compagnia in questa storia è il Capitano Joshua Slocum, primo uomo al mondo ad aver circumnavigato il globo in solitario, dal 24 aprile 1895 al 27 giugno 1898, dopo una traversata di circa 46.000 miglia. Anche lui, come scrisse in "Sailing Alone Around the World", ebbe il suo bravo fantasma a bordo: il pilota della Pinta. Inoltre, non disponendo di grande liquidità, adattò un relitto di doris, ricavandone una mezza barchetta a remi che utilizzò come barchino di servizio. Il Capitano Joshua Slocum inoltre non sapeva nuotare.

- il disegno all'inizio del post è liberamente ispirato ad una foto d'epoca dello "Spray", la barca con la quale Slocum circumnavigò il globo in solitario.
- l'isola di Koh-ring è un'isola che non c'è, invenzione letteraria di Joseph Conrad.
- i fantasmi si incontrano spesso in mare, proprio ieri notte sono andato a far pipì a poppa (non è un gioco di parole), scendo i tre gradini della plancetta di poppa, appunto, e mentre l'anima mia finalmente vaga libera per l'oceano, alzo lo sguardo e a venti metri da me tra le mangrovie, anzi, dopo le mangrovie, praticamente nell'acqua a mezzo busto scorgo una figura vestita di bianco che sta di fronte a me e alla mia barca immobile e silenziosa (tipo excalibur, ma senza la spada e con la persona). Aguzzo lo sguardo incredulo mentre finisco la bisogna. Guardo bene, e lui semplicemente esiste, è lì, come se niente fosse, immobile. E' un uomo immerso nell'acqua a mezzo busto.
Mi gratto la testa e poi scorgo, al chiarore pallido della luna, la sua canna da pesca.
Ma come fanno i pescatori???... (Lucio Dalla)
Sempre invidiati per la loro pazienza, io.
Se avete avuto la pazienza di leggere fin qui ve ne sarà reso merito.