
Susie-Anne , a giudicare dai suoni inarticolati che provenivano dal retrobottega, credo stesse eseguendo una manovra molto delicata sul famoso alluce valgo di Tales. La Allchantilly era nota infatti come la migliore pedicure di tutta New Orleans. La torrefazione era naturalmente una copertura. Presi tempo e mi preparai un vero espresso italiano in una tazza di polistirolo da un quarto di gallone. Quando si può bisogna prendere le occasioni al volo. Quindi abbondai con panna, cannella e zucchero.
La testa di Susie-Anne Allchantilly spuntò improvvisamente dal retrobottega con la bava alla bocca:
“Maledetto Miles! Non ti si può mai lasciare solo con il mio caffè!” sbraitò.
“Lo sai che ti adoro Suze!” la blandii con un sorriso allungato.
Venne tirata per il collo all’interno del retrobottega da una mano nera, grande e pelosa.
“Ti amo, Miles!” fece in tempo a squittire, scomparendo oltre la tenda.
Stavo sorseggiando il caffè quando entrarono all’improvviso Sym Ballett, Mino Sala, e Joe Bim .
Sapevo chi erano e pure immaginavo chi li avesse assunti per offrire l’ultima bevuta al mio caro ex-socio Stan. Quel povero figlio di puttana doveva essersi battuto come un leone prima di farsi affogare nel vino, perché si vedeva che tutti e tre portavano il sospensorio. Ebbi un moto d’orgoglio e un altro, intestinale.
“Guarda guarda” disse Sym.
“Chi si vede…” aggiunse Sala.
“Il vecchio Miles!” finì Bim.
Deglutii la crema Chantilly (ci avevo poi messo anche quella nel caffè) e, pronto a scattare, zompai agilmente in piedi. Me li sentivo di argilla.
“Bastardi! Ve la farò pagare!” sparai “Come sapevate che ero qui?”
“Nat ha cantato…” disse Sym sogghignando.
“E tu pagherai anche per questo… Non immagini cosa ha dovuto sopportare il mio sensibile orecchio italiano!!!” aggiunse Sala disgustato. Infatti gli avevano mozzato l’altro, da piccolo, per via del pedigree.
“Non pensi che Nat sarà ben felice di perdere un cliente del tuo calibro?” mi domandò Bim , e si mise a sghignazzare istericamente.
Il pio Nat mi aveva venduto per qualche gallone di benzina! Da non crederci!
Presi tempo: “Balle! Nat non mi avrebbe mai fatto questo. La sua religione non glielo permette!”
“Si è convertito proprio ora, e si è fatto integralista ateo!” risposero in coro.
“Soch-mel!!” azzardai in emiliano, bluffando e alzando un po’ la voce.
I tre dovettero rimanere molto impressionati, perché arretrarono e i loro volti si fecero terrei.
Capii meglio il motivo quando alle mie spalle udii la voce roca, cavernosa e spietata di Tales Coffee pronunciare lentamente:
“TROPPO CASINO QUI. STATE DISTURBANDO IL MIO ALLUCE.”
Mi voltai e restai impietrito: era uscito dal retrobottega, con un asciugamano in vita e, manco a dirlo, l’artiglieria puntata.
Sym Ballett , detto Uzi per la sua passione per la pistola mitragliatrice, si affrettò a dire: “Mr. C-C-C-Coffee… Noi non s-s-s-sapevamo assolutamente che Lei f-f-f-fosse q-q-q-qui!” Mai soprannome fu più azzeccato.
“Ci perdoni Mr. Coffee!” Aggiunse, con finta disinvoltura, Mino Sala, l’italiano pizzaiolo specializzato in strangolamenti. “Non era nostra intenzione disturbarla in alcun modo!”
“ Mr. Coffee??... Omioddio!!! Mr. Coffee!!! “ esclamò Joe Bim in tono acuto battendo le mani, e poi, su di un ottava: “Sono un suo fan, lo sa? Sfe-ga-ta-to!!! Già che c’è’ mi farebbe l’autograf… Ouch!!!” Sala Mino l’aveva piegato in due con una gomitata al plesso solare.
“Non lo badi... Ossequi e arrivederla.” Concluse lo strangolatore.
Coffee inarcò un sopracciglio. E i tre squagliarono al volo.
“E TU NON TE NE VAI?” sibilò Tales Coffee, guardandomi di traverso.
“Mr.Tales” risposi con un groppo in gola “Ho un’importante richiesta da farle… “
Lui rimase un attimo interdetto. Si guardò l’artiglieria con noncuranza. Poi chiese:
“E SAREBBE?”
“Saprebbe dirmi dov’è il bagno?”
“IN FONDO A DESTRA.” rispose “E FA TRECENTO DOLLARI.”
“T-là! Giusti, giusti!” Glieli contai leccandomi le dita, tutto contento.
(continua… T-là!!!)