lunedì 1 febbraio 2010

Mr. Tales Coffee – sesta puntata



VROOOOUUUUUUMMMMMMMM…


Le immagini scorrono, ai lati della strada, veloci come gli anni scivolati alle spalle e lasciati rotolare nel calderone implacabile del tempo.


Sembra ieri che ero qui, sulla Highway 61 con Stan al mio fianco, ed un radioso e bugiardo futuro enologico all’orizzonte. E oggi sono di nuovo qui, sulla stessa auto, sulla stessa strada, la mitica 61, con il suo scompaginato  fratello, ed un avvenire quanto mai fumoso davanti al radiatore.


Proprio nel fumo, infatti, avevo lasciato tutti i miei risparmi degli ultimi anni che, per una deprecabile quanto inopportuna svista, avevo dimenticato nell’ingegnoso doppiofondo da me realizzato in una tanica piena di benzina, laggiù, in ciò che rimaneva della gas station. Un nascondiglio perfetto. Troppo perfetto. Nessuno infatti li rivedrà mai.


“Bud” annunciai allegramente “Ci servono trentamila dollari per aggiustare le cose e vendicare la memoria di tuo fratello!”


Gliela buttai giù dura, così! Che non riesco a stare sul sentimentale troppo a lungo.


“Yuk yuk, Miles! E’ una gran bella cifra per vendicare Stan! A proposito, quand’è che andiamo a trovarlo e farci una bella bevuta insieme?” rispose Bud.


“Non sarà possibile, amico. Ne ho disperso le ceneri nel suo stagno da pesci-gatto preferito, Buddy. Se vuoi posso portarti lì.”


Sgranò gli occhi e rimase a guardare la strada che ci correva incontro veloce.


“Non amo la pesca.” disse.


Seguì un interminabile silenzio, che rispettai con infinita discrezione.


Il Mississippi ormai riluceva rossastro sotto il sole stanco del tramonto quando Buddy alla fine disse:


“Non trovi sia quasi ora di cena, Miles?”


Lo guardai e non risposi. L’aveva presa dannatamente bene il ragazzo! Da vero uomo, pensai. Non ha fatto nemmeno una domanda, ha preso semplicemente atto del feroce destino e tira avanti a muso duro!


Guardai l’ora: le sette e un quarto. Mi accorsi di avere anch’io un certo appetito.


La Steak House di Rosemary’s Baby si trovava giusto a sole tre miglia di distanza.


Quando spensi il poderoso otto cilindri, dopo aver parcheggiato la Chevy nel piazzale e feci per scendere, la mano gigantesca di Bud mi inchiodò al sedile.


“Cosa stai facendo Miles?” mi chiese Bud con occhi spiritati e una voce cavernosa.


“Ehi! Che ti salta fratello? Sei impazzito?” esclamai “Non dovevamo mettere qualcosa sotto i denti?”


“Miles!…” disse premendomi sul torace con la mano da togliermi il fiato “Non mi dirai ora che vorresti mangiare ‘quella roba’ ?…”


“Da Rosmary’s Baby?…” risposi un po’ incerto “Perché no? Fa certe costate di manzo alla brace che…”


La pressione delle sue cinque dita aumentò e stava per sfondarmi il torace.


“Off! Buddy… cough… levami quella mano da dosso per la miseria! Che ti prende?”


Si guardò la mano, poi guardò la mia faccia, poi di nuovo la mano, e la ritrasse giusto in tempo prima dell’imminente sfondamento. Arrossì e sorrise.


“Discolpa Miles! Sono affranto per la pressione sul costato ma non provare a pressarmi: di costate non si parla, non desisto!”


Presi fiato e dissi: “Eh?”


“Sono vegan, diletto amico!”


Mi sbottonai il panciotto e poi dissi: “Eh?”


Nella vita bisogna saper far scelte decise.


Le cose stavano così.


Bud aveva settantamilottocentocinquanta dollari su un libretto di risparmio al portatore e settecentotrentadue dollari e diciotto cents nel portafogli.


Io avevo mandato in fumo tutti i miei risparmi di quei cinque anni alla gas station, la bellezza di ben 99 dollari e ottantasette cents. Se tutto fosse filato come programmato quel giorno avrei sfondato il muro dei cento dollari!
E invece…


Ma bisogna saper cogliere le opportunità al volo, mi diceva sempre mio nonno sparando alle quaglie, e quindi decisi di stare al gioco.


Cenammo in un locale giapponese poco distante: “Il Tofu allo Spiedo”.


Dopo essermelo trovato davanti, il tofu, e aver provato ad intagliarci con la punta del coltello un nuovo tipo di maschera da albino, decisi invece di seguire l’esempio di Bud e cominciai a masticarlo lentamente.


Quella sera mi spuntò qualche lacrima di commozione al pensiero di cosa mi ero perso in tutti quegli anni...


Lo innaffiammo con un ottimo rosso d’annata. Succo di ribes se non ricordo male.


Dopo cena, sazi di tofu e verdure scondite, seduti per terra nella posizione del loto, davanti al tavolino di bambù alto sette pollici, con due tazze di sake tiepido tra le mani (una per ogni mano) parlammo del nostro futuro di soci.


Spiegai a Bud tutta la storia, e che sarebbe stato necessario assoldare Mr. Tales Coffee, un fido mercenario, l’unica persona in grado di sconfiggere i nostri nemici e finalmente vendicare la tragica fine di Stan.


Gli dissi anche che ero praticamente certo chi fosse il mandante dell’esecuzione di Stan, si trattava di un certo Stanislao Lewinsky, un noto importatore di vini millesimati della Patagonia.
La nostra implacabile concorrenza l’aveva spiazzato, e lo  stava portando inesorabilmente sul lastrico.


E inoltre che i tre killers Sym Ballett, Mino Sala, e Joe Bim erano professionisti spietati e segugi implacabili, e nonostante avessi fatto di tutto per far perdere le tracce, presto o tardi mi avrebbero trovato, se prima non ci avesse pensato Mr. Tales a sistemare definitivamente tutta la faccenda.


Quindi Buddy mi avrebbe dovuto foraggiare i trentamila.


“Senz’altro Miles! Ma perché vuoi vendicarti di Stan?… Dimmi la verità, ma che tiro mancino ti ha combinato il mio fratellone, eh?” mi chiese complice Bud  “E poi… Quand’è che ci decidiamo ad andare a trovarlo quel birbante?”


Cominciai a grattarmi la testa furiosamente. Ero allergico al tofu.


(Continua…)