martedì 9 marzo 2010

Thérèse

(Eh, sì... la lunga onda di stand-by continua.... e allora:

stand by me / se ti va / stand by me-e / yeah...
Just as long as you stand, stand by me... cantava Ben E. King... o non era proprio così?...)



“... Non ho ancora compiuto trent’anni, eppure mi sento già vecchio, come se tutto fosse per me già compiuto e definitivo. A volte mi sembra di perdere la ragione .


Chiamami, ti prego.


+33-963700…”





Con queste parole terminava l’e-mail di Alex: non mi stupivo del tono, né del contenuto della stessa, perché lo conoscevo abbastanza bene per sapere del suo vittimismo e delle sue debolezze.
Invece non conoscevo affatto la sua compagna, con la quale viveva da più di tre anni, e con cui si era totalmente isolato.
Non mi piaceva l’idea di andare a trovarlo in quelle condizioni, viste le premesse. Forse serbavo ancora un po’ di rancore nei suoi confronti, anche se eravamo rimasti amici. Ma tant’è… nonostante fossi in vacanza, nella villa dei miei genitori a Forte dei Marmi, mi annoiavo parecchio, e poi questa storia mi intrigava abbastanza.
Lui era andato ad abitare in Francia, in una vecchia casa ristrutturata, nella Bretagna del nord; lì a quanto pare non faceva nulla. (Alex era pigro e benestante.)
Alla fine presi il telefono.



All’aeroporto di Lannion era lì ad aspettarmi: la stessa aria da ragazzo ben educato, un po’ timido, un po’ impacciato, nel suo metro e novanta d’altezza. Lo avevo sempre trovato buffo per questo, anche quando ero stata innamorata di lui.
“Giulia!”
Portava un paio di jeans sdruciti e una t-shirt, trasandato come sempre, come quando l’avevo conosciuto, sei anni prima.
Saliti in auto, mentre guidava, vidi che il suo viso era già segnato da rughe profonde; lui parlava e sorrideva, mentre io osservavo come questi pochi anni avevano cambiato così profondamente il suo volto.
“E Thérèse?” chiesi.
“Ha preparato una cena speciale per l’occasione. E’ tanto curiosa di conoscerti.”

Passata Tréguier, imboccò una stradina immersa nel verde, poi un’altra più stretta, e un’altra, sterrata. Ma dove abitava Alex?
Dopo una curva, il mare. Ma non come me lo aspettavo in Bretagna. Credevo di vedere le possenti onde oceaniche infrangersi contro alte scogliere di granito, mentre qui, in parte celato dalla ricca vegetazione, osservavo un paesaggio decisamente lagunare

Alex guidava la vecchia Land Rover come se partecipasse ad un rally.
“Scusa, potresti andare più adagio?”
“E’ che siamo in ritardo, Giulia. Il tuo aereo è arrivato con più di un’ora di ritardo. Eh... sì... in ritardo...” e non terminò la frase.
“In ritardo per cosa?”
“In ritardo per la marea.”

Vidi la piccola isola ammiccare verdeggiante nella baia. Lo specchio d’acqua era calmo, i colori nel cielo accesi, l’acqua azzurra e limpida. Se non fosse stato per la temperatura decisamente fresca, e per l’assenza degli alberi da cocco, mi sarebbe sembrata una laguna di un atollo corallino dei mari tropicali, e quell’isolotto un suo motu [1].
“Sta già salendo! Ce la facciamo per un pelo!” disse Alex.
La stradina finiva... nell’acqua, come uno scivolo d’alaggio. E lui vi si tuffò, alla guida del suo fuoristrada, senza esitare un attimo. Riconosco che emisi un grido poco dignitoso.
“Tranquilla, questo è il tratto più profondo, poi risale...” borbottò, attento al suo guado.
La Land alzava due grandi baffi di schiuma, che arrivavano come una cascata sul parabrezza e sui finestrini. I tergicristalli a tutta velocità, e l’acqua già mi bagnava le scarpe.
“Alex?...”
“Sì?”
“Vai al diavolo!”

Non si trattava proprio di un’isola. E nemmeno di una penisola. Era l’una e l’altra secondo la volontà del mare.
Era il posto più assurdo che si poteva trovare per andarci a vivere. Neanche a dirlo, Alex abitava lì.
L’antica casa, unica costruzione del luogo, era di pietra scura, il tetto spiovente di ardesia, con la finestrella della mansarda. Alle due estremità del tetto spuntavano, come torri, due enormi camini. Sulla facciata, di due piani, solo quattro finestre, non molto grandi, prive di tende, i cui vetri scuri apparivano impenetrabili, incorniciate di granito chiaro. Dello stesso granito era l’arco del portone.
Costruita sulla sommità di quell’isolotto, la casa tuttavia era parzialmente nascosta dalla vegetazione. Solo la lunga antenna, sulla cui sommità era montato un grande generatore eolico, dava un evidente segno di sé.
“Ma sei anche senza corrente qui?” gli domandai allibita.
“Ah, il generatore... è in più. No, guarda che qui c’è tutto. Siamo allacciati a luce e telefono. Tutto. Solo che a volte non vanno. E poi il vento non costa niente. E qui ce n’è sempre tanto...”
Guardai le pale che giravano pigramente.
“Non mi sembra…” obiettai.
“Beh, siamo nel cuore dell’estate... Dovessi vedere d’inverno!”
Indossai la felpa, percorsa da un leggero tremito. No, non faceva caldo qui. Provai a immaginare cosa ci fosse di inverno.
“E’ molto particolare” provai a dire “Voglio dire è un bel rifugio per chi voglia rilassarsi, Alex, ma tu ci vivi tutto l’anno!? Io trovo che...”
“Sì, ma non è solo questo, Giulia...” mi interruppe accigliato, e poi subito dopo tutto contento:
“Ah! Thérèse deve aver preparato una cena squisita!”
Le nuvole correvano veloci e cambiavano forma e colore, rapidamente.





Mentre facevo la doccia ero furiosa di essere lì, e nemmeno mi sembravano più tanto noiosi i giorni trascorsi a Forte dei Marmi.
Mi asciugai nervosamente i capelli, e andai a prendere il mio smartphone, che avevo in borsa. Volevo assolutamente prenotare un biglietto aereo di ritorno… Ma… Sorpresa! Niente campo!
“Di bene in meglio!” esclamai stizzita.
Mi buttai, nuda, sul letto con il telefonino in mano.
Si sentiva, dalla finestra, il lento mormorio della marea crescente. E nient’altro. Non ero abituata a quel silenzio.
Non so perché, andai a ripescare nella memoria dello smartphone la lettera di Alex.


“... è cambiato tutto tra noi: Thérèse ed io stiamo vivendo al limite di tutto, e passiamo repentinamente da una esaltazione sfrenata, alla più cupa disperazione, ed è sempre lei a stabilire il momento.”


Mi veniva da pensare ai racconti che lui scriveva e che poi veniva a leggermi: retorica romantica, forti passioni, fragilità emotiva. Che noia!
Il letto era soffice e le lenzuola profumavano delicatamente di lavanda. Mio malgrado ricominciai a pensare al passato, ad una gita fatta in collina, in Liguria. Fu allora che lui colse un gran mazzo di questi fiori, e mentre parlavamo, lo lavorò con calma, ne fece tanti piccoli canestri in modo che tutti i gambi intorno racchiudevano i fiori all’interno, e me li regalò. A modo suo, a dire il vero, perché cominciò a infilarmeli prima nella scollatura, poi dappertutto. Insomma dopo poco ci ritrovammo nudi, a fare l’amore sull’erba.


“Siamo cambiati molto, non viaggiamo più anzi, a dire il vero, non lasciamo più questa dannata casa da mesi. è successo qualcosa di strano e di grave… So di chiederti molto, ma vorrei che tu mi aiutassi; forse anche solamente la tua presenza qui potrebbe risolvere molte cose. Anche Thérèse sarebbe molto contenta di conoscerti.”


Già!!! Infatti al nostro arrivo non si era fatta trovare in casa.
Ciò mi aveva ferito, e intorbidiva sul nascere tutti i nostri rapporti

Oh, accidenti! Forse c’era stato un contrattempo che spiegava la sua assenza, ma perché non aveva chiamato?
E ormai per circa sei ore il collegamento con la terra era precluso, se non con una barca.
Infatti Alex, sorpreso e agitato per l’assenza di Thérèse, dopo aver inutilmente provato a telefonarle, aveva preso la lancia a motore, ed era andato a cercarla.
Mi aveva chiesto se avessi voluto andare con lui, ma avevo rifiutato, arrabbiata e scontenta.
Restando sola, unica abitante di quel luogo incredibile.
In una casa antica, tetra, buia e sconosciuta.
Per di più quasi al tramonto.
E con l’alta marea.
Bloccata qui, perché l’unica barca se l’era presa Alex.
Sentii che il generatore eolico aveva accelerato i suoi battiti, per un rinforzo del vento.
Il mio cuore anche, per la paura improvvisa

Scattai in piedi, mi vestii in un secondo, e un attimo dopo ero giù in cucina. Il telefono era lì, rassicurante, appeso alla parete. I coltelli da cucina, in una rastrelliera, anche. Presi il più grosso e accesi la televisione.
Che si spense subito dopo. Era mancata la corrente.
Il generatore eolico batteva regolare i suoi colpi. Evidentemente la sua attivazione in caso di black-out non era automatica. Doveva esserci l’interruttore da qualche parte. Ma dove?
Si stava facendo buio.
Piano, piano... Il tramonto è lento a queste latitudini.
“Adesso mi metto a piangere.” dissi io ad alta voce

Oh, ti prego, non farlo.” lei rispose.
Trasalii, afferrai istintivamente il coltello e mi girai di scatto: in piedi, accanto alla porta aperta, c’era una donna molto bella, i capelli corvini, lo sguardo intenso.
Era sorridente e portava due grosse buste di plastica piene di generi alimentari.
“Ciao Giulia,” disse con voce pacata “io sono Thérèse.”
“Ciao...” risposi io, mentre sentivo delle vampate di calore aggredirmi le guance.
“Attenta con quello!” esclamò lei, trattenendo il riso, “è molto affilato.”
E si avvicinò decisa al tavolo, appoggiandovi le borse di plastica, e mi porse la mano allegramente.
Solo allora mi accorsi che stavo ancora impugnando il coltellaccio, e quasi lo buttai sul tavolo, imbarazzatissima.
La sua stretta di mano era calda e rassicurante.
“E’ un posto strano, lo so,” continuò lei “all’inizio mette... soggezione. Può sembrare... ad una certa ora… come si dice… ah sì… inquietante. Ah, il mio italiano è arrugginito! Ah, sì...” e fece per accendere la luce: “E’ mancata un’altra volta! Ora collego il generatore.”
L’interruttore del generatore era in bella vista vicino alla finestra.
Si accese una luce fioca.
“E’ tutto quello che sa fare.” disse lei, guardandomi divertita.
“Perdonami se non ero qui al tuo arrivo,” continuò allegramente “ma Alex è il solito distratto!”
(E questo era vero.)
“Oggi si era incaricato di fare provviste in paese, e poi non ha fatto nulla; per fortuna me ne sono accorta in tempo, che mancava tutto! Sai, per arrivare ce ne vuole, e ce l’ho fatta per un pelo, stavano già chiudendo quando sono arrivata con la mia deux-chevaux che fumava!”
“Ma non...” mentii io.
“Credimi, mi è dispiaciuto di non essere presente al tuo arrivo. Al ritorno ero bloccata dalla marea, ma per fortuna poi è arrivato Alex con la barca, ed era pure arrabbiato con me!”
Alzò gli occhi al cielo e continuò: “Che faccia tosta! è incredibile quell’uomo!”
Ammetto che mi aveva già disarmata.
In quel momento stava entrando Alex con uno scatolone pieno di lattine, vasetti e scatolette. Aveva le scarpe e il fondo dei pantaloni bagnati.
Si fermò un attimo sulla soglia titubante osservandoci parlare, poi si aprì in un grande sorriso.
“Cazzo, che felicità!” disse senza preamboli, ed entrò in cucina.





Stavo seduta sul cavalluccio a dondolo di legno della giostra della mia infanzia a Forte dei Marmi, quando mi accorsi che Thérèse mi stava lavando i capelli, in una tinozza dietro le mie spalle, passandomi delicatamente le dita sulle tempie. Sentivo un intenso profumo di sandalo, ed un grande calore mi pervadeva il corpo. Forse perché l’acqua era troppo calda, e colava dappertutto.
“Térèse, ti prego”, dissi piano, “non fare così, mi stai bagnando…”
Il cavalluccio dondolava pigramente mentre la giostra girava in un silenzio irreale di luci e colori. Davanti a me, la lunga criniera si mosse, e la testa lignea del cavallo si girò a guardarmi: era quella di Alex che sorrideva.
Alle mie spalle, Thérèse, continuava a lavarmi i capelli, accarezzandomi con dita capaci, sfiorandomi i lobi delle orecchie con le sue labbra, mentre mi cantava sottovoce:
“Man ganin un ebeul melen” pareva un’antica melodia celtica “O kaout pevar bloaz’oad...”
Mi girai verso di lei piena di stupore, ma non riuscii ad articolare una sola parola.
“Ha peder bot arc’hant... E dan e pevar troad.” Thérèse, tranquilla, finì la sua nenia incantatrice. Poi, chinandosi ancora più sopra di me, mi baciò sulla bocca, profondamente

Vergognosa e indispettita, madida di sudore, con le tempie che pulsavano per il brusco risveglio, faticai a trovare l’interruttore dell’abat-à-jour.
Accesa la luce, mi misi a sedere sul letto. Faticavo a calmarmi.
In fondo non si trattava che di un sogno.
I battiti, incessanti, del generatore eolico accompagnavano le ore della notte.
Ripensai alla serata trascorsa piacevolmente, e alla cena, che, anche se preparata in fretta, si era rivelata straordinaria.
Thérèse era stata molto simpatica, e aveva dimostrato una forte personalità, dominante nei confronti di Alex.
Lui, dal canto suo aveva dimostrato una grande gioia nel vederci socializzare.
Devo ammettere che mi ero sentita bene con lei, il suo tono di voce pacato e i suoi modi sicuri mi piacevano molto. E quella vecchia casa aveva cessato ben presto di intimidirmi, quella sera.
Ma dopo il mio risveglio, ora, nel cuore della notte, tutto mi sembrava nuovamente strano e inquietante.
Mi riaddormentai molto tempo dopo, con la luce accesa.





L’indomani. Cucina assolata.
Thérèse, tranquilla, sfaccenda in cucina e canta piano. Alex fa colazione taciturno e pensieroso. Ha già cambiato umore.
Profumo di caffè e di dolci. Un grande far, torta bretone, troneggia sul tavolo.
Io sono in piedi, con una fetta deliziosa in mano e una vecchia cornetta del telefono nell’altra.

“Giulia! Dove sei? Non sei raggiungibile sul cellulare! I tuoi mi hanno dato questo numero... Sai, sono appena tornato. Il torneo per me è finito, accidenti. Sono stato eliminato quasi subito. Credevo di trovarti a Forte dei Marmi! Cos’è successo?”
“Amore! Che peccato per il torneo... Qui non c’è campo. Sono da... amici, vecchi amici che mi hanno invitato improvvisamente in Bretagna... Ma ora che sei tornato... Vorrei essere lì, con te.”
“Ti amo, Giulia...”
“Anch’io ti amo. Vedrò di liberarmi al più presto. Sai, sono arrivata qui soltanto ieri.”
“Ma cosa ci fai lì? Tu adori il caldo! Allora potevi venire con me in Inghilterra...”
“Odio i tornei di tennis, amore, lo sai. Comunque tornerò presto, te lo prometto. Due o tre giorni al massimo.”
“Ti desidero, Giulia.”
“Anche tu mi manchi tanto...” (Sottovoce.)
“Ciao amore...”
“Tranquillo, tornerò prestissimo.”

Agganciai il ricevitore, e addentai con allegria la fetta di torta.
“E’ una giornata splendente!” esclamò Thérèse, “Alex, perché non ci porti a fare una bella uscita in barca?”
“Bisogna sempre ben scuoterlo, questo pigrone!” aggiunse rivolta a me, facendomi un’occhiatina complice.



Thérèse, alla barra del piccolo Arpège, risaliva il vento fresco guadagnandosi velocemente il largo. Col favore della corrente avevamo già scapolato il pericoloso banco del Sillon de Talbert.
Alex ed io, le gambe penzoloni sulla murata sopravvento, ci godevamo la navigazione assieme a qualche spruzzo gelato.
“E’ molto più brava di me, te ne sarai accorta. E poi conosce alla perfezione questa costa, le sue maree, le sue correnti...” diceva lui, con lo sguardo assente.
“Perché mi hai fatto venire, Alex?”
Ammutolì per un attimo. Poi chinò la testa.
“... Ho sbagliato Giulia. Sono stato un illuso. Ascolta... Sarebbe meglio che tu partissi...”
Questa, poi!

“Ma insomma, cos’è questa storia! ” risposi seccata “Mi avevi scritto che era successo qualcosa di grave, Alex. Poi fai finta di niente… Vuoi spiegarmi qualcosa, ora?”
Alex rimase silenzioso e addolorato per qualche istante, con lo sguardo perso sull’orizzonte.
“E’ pericolosa, Giulia.” bisbigliò piano “Thérèse è molto pericolosa...” e, come colpito da un ricordo angosciante, chiuse gli occhi e sussurrò: “Dio!… Dio mio! Era solo una ragazzina!!!…”
Poi cominciò a raccontare



Durante quella navigazione, avevo preso la decisione che sarei ripartita subito. Ciò che avevo sentito da Alex era stato più che sufficiente.
In quella strana coppia chi dava segno di squilibrio, contrariamente a quello che avrebbe voluto farmi credere, era certamente lui, neanche a dirlo.
Probabilmente aveva un esaurimento nervoso.
Questa cosa però non poteva certo diventare un mio problema. Anche se con dispiacere, dovevo scrollarmi di dosso al più presto quel maldestro tentativo di coinvolgermi.
Thérèse era stata discreta e ci aveva lasciati ai nostri discorsi. Spesso io cercavo uno sguardo di intesa da lei, un qualsiasi appiglio per uscire da quella assurda conversazione con Alex, e lei ricambiava con un sorriso. Ma non si era mai voluta intromettere.

Al ritorno, la navigazione al lasco e la calma improvvisa dell’oceano avevano creato un grande silenzio. Alex continuava a confidarmi le sue farneticazioni sottovoce, io desideravo solo andarmene lontano, e Thérèse, sempre alla barra, era attenta alla regolazione delle vele, e non sembrava fare caso a noi

Il vento calò all’improvviso, e, come un manto ovattato, scese, fittissima, la nebbia.
Che è un grande pericolo in mare. Però non feci in tempo a preoccuparmene...
“Man ganin un ebeul melen...” ...perché infatti si levò subito, dolcissimo, il canto...
“O kaout pevar bloaz’oad...” ...come una nenia ipnotica...
“Ha peder bot arc’hant...” ... e vidi Alex, impallidito, che ci guardava tremando...
“E dan e pevar troad...” Thérèse mi prese la mano cantando, e vi disegnò sopra l’Occhio della Medusa...
“Mae genni ebol melyn...” ...Io...docile... Vi portai sopra lo sguardo.
“O dan e pedwar troed...” Lo vidi, l’Occhio della Medusa, e mi sentii diventare Antica Pietra. Il Tempo si dilatava e mi avvolse come un sudario.
“Tud an Argoad ha tud an Arvor...” Io capii che non sarei stata mai più capace di compiere un solo movimento.
“Yn codi pedair oed...” ...
E compresi anche che non sarei mai morta.
“O kaout pevar bloaz’oad...”
Lei allora diventò alta fino al cielo, mentre scendeva dalla barca.
Alex urlava a squarciagola, la testa tra le mani, il bianco degli occhi arrovesciati.
Thérèse ora stava nel mare, che, per Lei, si era fatto Sacro, e l’acqua Le arrivava solo alla vita. Era divenuta immensa.
Mi raccolse tra le Sue mani, e poi mi trascinò sul fondo del mare...
“A phedair pedol arian...” ... nel Suo palazzo sommerso, coperto di conchiglie, impreziosito dai corpi nudi di tutte le Sue amanti immortali, pietrificate da millenni...
“O dan e pedwar troed...” ove mi tenne, tra le altre, con Sua grande soddisfazione...
e la Nostra
“An hani a garan.” … per sempre. [2][3]



________________________________________
[1] Isolotto corallino.
[2]"...Le druidesse, antenate delle fate medioevali e delle streghe,
esperte in sortilegi, disegnavano sui talismani simboli potenti,
capaci di pietrificare i nemici..."
(da un articolo di Cecilia Gatto Trocchi)
[3]i versi in bretone sono tratti da testi di canzoni di A. Stivell.

32 commenti:

calendula ha detto...

sono in un periodo di corsa frenetica...e non ho il tempo di leggere il tuo nuovo splendido racconto...uffa... spero di trovare un'ora o qualcosa in più per riuscire a leggerti....

Angela ha detto...

Io l'ho letto tutto. Adrenalinico e misterioso allo stesso tempo. E bravo Milo. Riesci sempre a creare suspense!!!

Guernica ha detto...

Ma è finita così?????????
Milooo io adoro le storie di questo genere!
Tutta la "roba" celtica, i cicli bretoni...

CHIEDO IL SEGUITO, ECCO!:)

Milo ha detto...

@ calendula:

Carisima Calendula,

grazie di essere passata, e allora, a dopo!
:)

Milo ha detto...

@ Angela:

Carissima Angela,

sono contento che la storia ti sia piaciuta!!!

E' mattina, ed è pronta la colazione!!! Ti copio-incollo la ricetta del FAR BRETONE citato nel racconto:



Ingredienti: 6 uova intere -
1 lt di latte - 50 gr di burro - 200 gr zucchero al velo - 200 gr farina - una quindicina di prugne secche denocciolate. Sbattere le uova con lo zucchero , aggiungere poco alla volta la farina e stemperare con il latte. Aggiungere il burro fuso.

Imburrare ed infarinare una teglia, adagiarvi le prugne e versarvi il composto. Mettere nel forno molto caldo 240° e lasciare cuocere per circa 15 minuti. Quando la superficie sarà dorata abbassare la temperatura del forno (140°) e cuocere per circa 45/50 minuti. Sfornare e possibilmente togliere dalla teglia lasciando il dolce su una gratella ad intiepidirsi. Spolverare con un pò di zucchero al velo e servire. Il segreto di questo squisitissssssssimo e semplicissimo dolce sta nella cottura. Il risultato sarà una croccante crosticina con all'interno una crema morbida.

Baciotti!
:D :D :D

Milo ha detto...

@ Guernica:

Carissima Guernica!

Che bello che ti piacciano le storie bretoni!
Io adoro la Bretagna! E la sua cucina! Non ti perdere la ricetta del FAR BRETON riportata sopra!

La storia finisce che Giulia è diventata una statua vivente immortale al servizio della sua padrona e dea Thérèse, la druidessa immortale... non saprei farla continuare... Alex ormai è totalmente soggiogato ed i suoi maldestri tentativi di reazione servono solo a favorire ulteriormente i piani malvagi di Thérèse.
E' suo schiavo, seppure inconsapevole.

Noto solo ora che anche in questa storia c'è il tema della "Deprivazione sensoriale". Cos'altro può essere se non una deprivazione sensoriale totale essere trasformate in statue viventi?
Sott'acqua per di più, nel palazzo sommerso nel mare, come un'estensione della vasca di deprivazione...

Visto che ti piacciono le storie bretoni, non dovresti perderti AR-MEN, la prima storia presente in questo blog. E' anch'essa molto celtica e misteriosa!!!

Baciotti e abbraccionissimi!!!!

il cuoco ha detto...

Bellissimo racconto... poi io lavoro a Forte dei marmi , se mi dicci la casa di Giulia lo dico ai suoi genitori...
Ciao Milo davvero un gran piacere leggerti... Ciu vorrebbe un libro con i tuoi racconti.

il cuoco ha detto...

E.C Dicci = dici
Non so perchè ma gli errori li vedo solo dopo la pubblicazione, mai quando rileggo prima.
Disgrafia informatica?

alessandra ingrid ha detto...

Ciao Milo,

whowwbbrrr...che atmosfera da thriller..la nebbia poi dà il tocco finale .
Inizialmente mi sono detta "vuoi vedere che Thérèse è un'invenzione del tipo solo per attirare Giulia a sé", e invece no..Thérèse è una malata mentale che uccide pensando di purificare, una psicopatica ?! Dimmi se ho capito bene.

L'atmosfera celtica non mi ha mai attirata, come non mi affascinano Enya ed i canti celtici , non so nemmeno io spiegare perché,è una questione di feeling...mi trasmettono la sensazione di freddo e oscurità ,e io amo la luce .

Comunque leggerti per me è sempre un piacere! Quando vedo che hai postato qualcosa non leggo subito, aspetto il momento propizio,e poi mi metto comoda,magari prendo qualcosa da mangiare (lo faccio spesso quando leggo un libro ) e mi butto a capofitto nella lettura .

un baciottello,ciao Milo !

annalisa silingardi ha detto...

,,hai una personalità decisamente inquietante ed interessante ,,oltre ad un'intelligenza emozionale (si può dire? lo dico,perchè altrimenti non saprei come chiamarla)straordinaria,,,racconto perfetto:-))
P.s. invidio le tue capacità

Milo ha detto...

@ il cuoco:

Carissimo Cuoco,

mannaggia non so l'indirizzo! Chissà come staranno in pensiero, poveretti!! ;)

Grazie dei complimenti, sono molto contento che anche questo racconto ti sia piaciuto!!! :) :) :)

Disgrafia informatica?
Esatto! Ne sono afflitto spesso anch'io, sapessi quante volte solo dopo aver pubblicato un post mi accorgo finalmente degli errori e vado su modifica a correggerli! Sono fortunato perché io di solito qui posto le storie di sera ed in Italia è notte fonda e nessuno ancora legge!!! ;)

Grazie ancora e a presto!!!

^_____^

Milo ha detto...

@ alessandra ingrid:

Carissima Alessandra,

:) :) :)

Thérèse non è nelle tue corde né ti saresti aspettata da me un salto nel soprannaturale! Quindi hai pensato alla psicopatica...

Tu sei donna razionale, che lascia poco spazio alle "storielle" e religioni varie. Non per questo non sei spirituale, anzi!! Ma la tua è una spiritualità laica e, a costo di ripetermi, razionale.

Anch'io sono come te di solito, ma stavolta mi sono lasciato andare e sono andato a "sfrucugliare" nell'occulto!!

Thérèse non è una psicopatica, è un essere immortale che colleziona esseri umani da millenni.

Siccome è bisex, ma tendenzialmente omosessuale, preferisce collezionare donne. Prima le trasforma in statue viventi immortali e poi se le porta nel suo Palazzo Sommerso, sotto la superficie dell'Oceano, per usarle quando le va!

Alex è solo un pretesto, un passatempo maschile (per lei tre anni sono una manciata di secondi), ben presto se lo papperà in qualche modo... BRRRRRRRR!!!!!

Anche a te, come a Guernica consiglio, se ti va, la lettura di AR-MEN, per il motivo opposto: lei ama il celtico, tu con AR-MEN, penso che invece cambierai idea su certe atmosfere, magari soprattutto per la presenza di un faro sperduto in mezzo all'Atlantico, che...

(Lo so, sono subdolo!)

Bacio e abbraccio!!!!!!!

^__________^

Milo ha detto...

@ annalisa silingardi:

Carissima Annalisa,

WOWWWW!!!! che complimentone!!!

Grazie di cuore! Io sono ultrafelice che il racconto ti sia piaciuto...
E' il fatto della personalità inquietante che però mi inquieta un pochino... ;) ;) ;)

Ma in fondo penso che tutti noi abbiamo un pezzettino di Mr. Hyde "nascosto" da qualche parte...
o no?

Un bacio ed un abbraccio!!!

^_______^

Milo ha detto...

MEA CULPA!!!

Ho capito che il racconto non è stato abbastanza chiaro sul finale, che questa volta non voleva essere aperto a varie interpretazioni.

Voleva essere definitivo e esplicativo nella sua conclusione.

E invece non lo è stato.

Ora che ho capito l'errore, farò tesoro del vostro aiuto per le mie prossime storie! O almeno lo spero! ;) ;) ;)

Baciottòn!!!

Vittoria A. ha detto...

Ciao Milo!!! Ti confesso che questa storia mi ha terrorizzato, e' scritta benissimo e carica di un mistero e di una tensione che salgono lentamente e ti circondano. E' difficile che un racconto mi spaventi, di solito mantengo le distanze necessarie ripetendomi che e' una storia ma questa mi ha colto di sorpresa. Complimenti, sei un narratore-ipnotizzatore! :D

Milo ha detto...

@ Vittoria A.

Carissima Vittoria,

che bello averti terrorizzata!! ;) ;) ;)

Vuol dire che ha funzionato un po'... In effetti quando immaginavo Thérèse scendere dalla piccola imbarcazione e diventare gigantesca, raccogliere tra le mani Giulia e portarsela negli abissi dell'oceano un po' di peppa l'ho provata anch'io!

Ah l'immaginazione! Certo che qui senza tv (meno male!), né cinema o teatro bisogna darsi da fare con la fantasia!
;)

Grazie di cuore, come al solito, un bacione ed un forte abbraccio!!

^________^

riri ha detto...

Miloooooo!!! Quanto mi piacciono queste store, mondi sommersi, donne rese immortali e schiave della dea, che t'aggià rì, non voglio ripetermi, ma lo faccio:-) Leggerti è tuffarsi in un sogno, un pò misterioso, un pò ambiguo ed allucinante, ma nel contempo presente:-) questo è il mio modesto parere, penso che andrò a leggere quella che hai suggerito a Guerny (poi leggerò anche il resto), ma cosa vuoi, noi povere casalinghe..tra un salto al mercato quattro chiacchiere con le amiche al bar, casa e famiglia da accudire..non ci resta molto tempo aahah, non è proprio così vero? Il tempo passato a curiosare da te è ben speso ed anch'io vorrei un tuo libro pubblicato con dedica personale:-) Quindi poi ti tocca venire dalle nostre parti, insieme a Babs naturalmente:-) Pensaci, ma come scrivi bene!!Quasi meglio di me:-))))Scherzo, nè? Un abbraccio stritolante a te ed alla dolcissima Babs da una Torino con neve, maròòò e quando finisce?
ps. hai degli splendidi lettori, colgo l'occasione per salutare la Guerny:-) ed un saluto agli altri...

Debora ha detto...

E io che mi aspettavo una tranquilla gita in barca con relativo revaival dei bei tempi che furono....Invece taaaaaaac..La druidessa che mi pietrifica la Giulia e mi sconvolge il povero Alex che direi è come Cimabue, ne aggiusta una e ne sbaglia due...
Mi è piaciuto molto il tuo racconto, anche io amo questo genere di racconti celtici, con i druidi le rune e queste cose molto intriganti..Io non aspetto il seguito, ma nuovi racconti sul genere sì!!
Sei davvero bravissimo, Milo, io proporrei di farti intraprendere la carriera di scrittore..Mi propongo come menager...AHAHHAHAHAHAHAH!!
A parte gli scherzi..potresti sì pensare a una raccolta dei tuoi racconti, avresti un gran successo!!!
Un abbraccione immenso!!!

milo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
milo ha detto...

@ riri:

Carissima Riri,

Che bei complimentoni! Grazie!!
Il libro non lo pubblico.
Non mi piacciono i libri autopubblicati a proprie spese per due ragioni: 1. credo che un libro debba essere pubblicato da una casa editrice che paga lo scrittore (perché ci crede) e non viceversa. Altrimenti si rischia di mettere in circolazioni anche libri con scritto solo: "cacca, cacca, cacca" (e qui sto facendo una strizzatina d'occhio ad un post di Calendula che parla proprio di libri autopubblicati).
2. i soldi che ho li spendo tutti per la mia barca (ma la prima ragione basta a convincermi)
;) ;) ;)

In cambio ti dò una (forse) bella notizia: ho intenzione di pubblicare sul blog, in occasione del primo anniversario (il 29maggio... c'è tempo!) un file in qualche formato diffuso (temo l'odiato .pdf) dal titolo: "Le storie di Milo - Primo Anno".
E' l'equivalente digitale del libro suddetto (in cui potrrebbe esserci scritto solo "cacca, cacca, cacca...") però almeno è gratis. ;) ;) ;)
Conterrà tutte le storie pubblicate sul blog dal 29 maggio 2009 al 29 maggio 2010!!!

E per finire alla Stephen King:
"E' lunga la strada per il paradiso, tesoro mio...."
;)

Un bacione ed un abbracione!!!!!
^_________^

P.S. su King c'è un dibattito in corso (in cui dico la mia) su http://www.yabooks.eu/community/gruppi/viewdiscussion/198-Stephen+King.html?groupid=39

milo ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
milo ha detto...

@ Debora:

Carissima Debora,

ehehehe.... hai visto la sorpresina!!! Una tranquilla gita in barca da paura! (parafrasando il titolo di un vecchio film...)

Bellissima la tua battuta su Alex-Cimabue!!! Mi ha fatto scompisciare! Proprio vero, definizione perfetta!!! :D :D :D

Anche a te propongo di leggere AR-MEN, il primo racconto del blog, visto che ti piace l'ambientazione celtica!

Ho pensato di creare un file .pdf che pubblicherò sul blog (spero di capire come si fa a creare un link per il download...) contenente tutti i racconti del primo anno. Naturalmente gratis!

Quanto a diventare scrittore... ti rimando alla citazione di King scritta nel commento precedente a Riri!!

Intanto cerco di farmi un discreto pubblico sul blog! Ho quasi una DECINA di lettori affezionati!!! (Lo so sono molto ottimista: in realtà sono molti di meno!) :D :D :D

Una cosa è certa: TU sei tra questi!!! SMACKKK!!!
;) ;) ;)

Grazie di cuore, un bacione ed un abbraccionissimo!!!!!!!!!

^______________^

Nicolanondoc ha detto...

Per "sferzare" i lettori sei sicuramente un professionista :-)...passo spesso a leggere le tue storie, è come le vivessi :-) sono sempre di belle donne e questo non guasta...spero che un giorno attraccherai sull'isola così potrò conoscerti personalmente :-)

Un abbraccio e a presto :-)

Milo ha detto...

@ Nicolanondoc:

Carissimo Nicola,

troppo buono, troppo buono!...

A dir la verità sono in una fase calante, gli ultimi due racconti sono vecchie storie, e Lena e Monika stanno facendo la muffa, per non parlar di Tales Coffee...

Ok! Càpita!

Per approdare da qualsiasi parte devo prima salpare da questo posto, e 'sti lavori e l'attesa, che si sta protraendo ben oltre le aspettative, mi stanno un po' snervando.

Come le mangrovie che mi circondano, anch'io sto mettendo... radici subacquee!!! Aiut!

Invece di approfittare della sosta forzata per scrivere di più, sto invece sempre più a zero.

Almeno fossi un buon pescatore pescherei un paio di snapper, e me li farei per cena! (una specie di sarago, ma meno buono, è tutto quello che si può sperare di prendere in questa baia.) Ma non ho abbastanza pazienza per essere un buon pescatore...

Invece faccio l'idraulico e ripulisco l'impianto idrico di bordo, che comincia a puzzare...

Un abbraccio!
^_____^

Alfa ha detto...

Una storia che mescola antiche leggende alle atmosfere misteriose.
un racconto che avvince e lega, lasciando infine pietrificati.
Complimenti!

Milo ha detto...

@ Alfa:

Carissimo Alfa!

Sono proprio contento che sei passato di qua a leggermi, e che la storia ti sia piaciuta!

Grazie dei complimentoni!! ^^^

A presto!!

:) :) :)

Ev@ ha detto...

...mi piaci.
Mi hai tenuta lì,
senza noia,
senza cripta letteraria.

Unico dettaglio un pò,
ehm..ehm..
così così...

"gattone mio" :-p

Sono allergica ai gatti. :D
faccio poche fusa!!

Ti aspetto da me. ;-)
Mi fa piacere quando inciampi sulle mie righe.
B_serata

Milo ha detto...

@ Ev@:

Cara Ev@,

"così... così..." è un eufemismo!

Ti ringrazio molto per avermelo fatto notare, l'unica scusante è che si tratta di un vecchio racconto che non ho riletto sufficentemente prima di postare!

Probabilmente ero stato influenzato all'epoca...

Rimuoverò il "corpo estraneo"! ;)

Ma senti un po'...

...la cripta letteraria...

che 'cccipiripicchiarola è????

:D

Scherzo, credo d'aver capito, grazie per l'apprezzamento!
;)

A presto, inciamperò volentieri!

riri ha detto...

Caro Milo un saluto a te ed a Babs e quando avrai messo a posto un pò di cose ( e stai calmo, dai), tanto si sa che è peggio quando ci si lascia prendere dal nervosismo..chiamaci su skype, così vi rivediamo, previo appuntamento:-) così metto la sveglia:-))) Abbracci

Vittoria A. ha detto...

Ciao Milo! Come va? Sono qui in trepitante attesa!

Milo ha detto...

@ riri:

Carissima Riri,

grazie per il tuo commento! :)

Ora va molto meglio e ho anche sistemato l'impianto idraulico.

Questa settimana potrebbe essere quella decisiva per l'installazione dell'hard top a bordo e quindi sono molto impegnato. Tutti i giorni andiamo a terra a parlare con il capocantiere e seguire i lavori.

Quindi non so se riusciremo a sentirci presto per skype visto anche il fuso orario!

Posto una vecchia storia, perché di scrivere ora proprio non ho né testa né tempo! ;)

Un bacione e un abbraccio da me e Babs a te e a Nicola!!!

A presto!!!

^____________^

Milo ha detto...

@ Vittoria A.:

Carissima Vittoria,

va tutto bene e spero di concludere con l'installazione dell'hard top entro qualche giorno.

Scrivere ora non ce la faccio, per cui posto una mia vecchia storia...

Per le inedite ci vorrà un po'...
;)

Grazie del commento e un bacione!!!

^___________^